Recensioni

“Piccoli suicidi tra amici” (Arto Paasilinna, 1990)

20150324131543_5-suicidi_coverTitolo originale: Hurmaava Joukkoitsemurha
Anno della pubblicazione originale: 1990
Prima edizione italiana: Iperborea, 2006
Nr. pagine: 272

Notte di San Giovanni, Finlandia. Mentre tutti si preparano a festeggiare, qualcuno decide di farla finita una volta per tutte. È l’imprenditore Onni Rellonen, reduce da una lunga sfilza di fallimenti. Pistola alla mano, Rellonen sceglie un piccolo fienile abbandonato e scopre con sorpresa che è già occupato: anche il vecchio colonnello Hermanni Kemppainen vuole abbandonare questa valle di lacrime.

I due stringono amicizia (l’uno non prima di aver salvato l’altro dal tentato suicidio!) e arrivano alla conclusione che ci dev’essere qualcuno, là fuori, nelle loro stesse condizioni. Decidono così di mettere un annuncio sul giornale per raccogliere quanti più aspiranti suicidi possibili e organizzare un suicidio di massa. Più di seicento candidati, una riunione di gruppo e un pullman di lusso dopo, trenta aspiranti suicidi partono per un viaggio tra Capo Nord, Svizzera e Portogallo alla ricerca del modo più glorioso, indolore e dignitoso di morire. Ma «i migliori piani dei topi e degli uomini / van spesso di traverso», come diceva Robert Burns, e così la gang di sciagurati si ritrova a fare i conti con una forza più potente della loro determinazione a morire

Fa un po’ strano tifare per la morte dei personaggi di questa storia, ma contestualmente è lo stesso autore a fornirci una valida ragione mettendoli in contrasto con la società finlandese “normale”. I finlandesi sono descritti come grandi combattenti che appiccano «falò pagani» e fanno sesso come cavernicoli per sfuggire, almeno una volta all’anno, al controllo della malinconia che governa le loro vite. I secondi non sono scoraggiati dalla vita, bensì dalla società di cui sopra perché non riescono a vederci nulla di dignitoso tra burocrazie soffocanti, sogni infranti, vite spezzate e regole strette. Morire diventa dunque il passo successivo nella logica dei suicidi per sfuggire a tutto questo rituale quotidiano, vuoto di ogni umanità e spoglio di ogni desiderio di realizzazione personale. Un vuoto umano che Paasilinna descrive con un’ironia glaciale, vitrea e mai giudiziosa attraverso scorci di una Finlandia al naturale, senza filtri o vergogne.

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Arto Paasilinna

C’è però un contrappasso che rende questo argomento meno morboso di quanto si possa pensare ed è quello che rende umanissimi (e tifabili) i protagonisti. Nella costante ricerca di un modo e un posto dignitoso dove morire, così come nella formazione di una compagnia per «affinare le tecniche» di morte, Rellonen, Kemppainen e gli eccentrici disperati dimostrano di voler amare la vita più di ogni altra cosa al mondo. Ogni tentativo di suicidio si traduce in un fallimento del progetto iniziale e l’agrodolce consapevolezza di una realtà ben più dura della società finlandese —  vivere pienamente le proprie responsabilità è l’atto suicida più coraggioso che si possa compiere in una società disumanizzante. Sono questi i “piccoli suicidi” a cui fa riferimento il titolo, le piccole cose che permettono di andare avanti nella vita quotidiana e che rendono anche questi aspiranti morituri dei grandi combattenti finlandesi: una bevuta tra amici, un pranzetto all’aperto, pescare, una gita fuori porta e perché no, anche una passeggiata al cimitero. Ci aiuta a rimetterci in contatto con quelle parti di noi che tendiamo a dimenticare, quelle che ci portano più vicini agli altri. Sono le piccole umanità di cui l’uomo è composto.

Bartleby

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