Riflessioni

Le migliori e le peggiori letture 2017

La fine dell’anno porta con sé la sensazione di dover stilare un bilancio di 365 giorni di lettura. Ispirato da un post del blog di Elisa, la “Lettrice Rampante”, ho deciso di assecondare questa voglia e mettere anch’io, nero su bianco, le mie letture migliori e peggiori di questo 2017. Le proporrò senza seguire un particolare ordine di preferenza e ovviamente, ça va sans dire, il fatto che siano state letture migliori o peggiori è dovuto solo a un parere estremamente personale, dunque soggettivo. Non prendetevela se troverete il vostro libro preferito nella lista dei peggiori, o se scoprirete che apprezzo il romanzo che più avete detestato: anzi, aspetto le vostre opinioni in merito.

Rispetto agli scorsi anni, ho letto molti più libri: pur avendo perso la lista aggiornata delle mie letture, che tornerò a scrivere a partire dall’inizio dell’anno prossimo, ho letto la bellezza di una quarantina di libri fra saggi, romanzi e libri di divulgazione scientifica. Per me è un traguardo molto importante: dopo un lungo periodo di sofferenza personale e di lontananza dalla lettura, tornare a questa passione è stato un toccasana. Non vedo questa quarantina di libri come una medaglia al merito per chissà quale competizione, bensì nella giusta dimesione di un impegno rinnovato verso un hobby che mi rilassa, mi distende e mi arricchisce a livello personale. Per non parlare della compagnia che quelle parole mi hanno fatto nel corso dell’anno, soprattutto di fronte a situazioni amare!

E a proposito di compagnia, non posso non citare l’ancella Difred protagonista del “Racconto dell’Ancella” di Margaret Atwood (Ponte alle Grazie). Per me è stata sicuramente una delle migliori letture del 2017. La storia della lenta rovina dell’America da stato democratico a Repubblica di Galaad, stato totalitario basato sul fondamentalismo religioso, segue il riflesso della nuova schiavitù sessuale a scopo riproduttivo di Difred, Ancella di stampo biblico il cui grembo è sfruttato per far nascere i figli delle sole famiglie potenti autorizzate a figliare. Ho comprato il romanzo, lo ammetto candidamente, sulla scia della febbre generale per la serie; alla fine non l’ho vista – non ho un debole per le serie TV, eccezion fatta per Doctor Who ma se queste sono le premesse, non voglio perdermela.

Per tutto il tempo in cui mi sono immerso nella perversa dittatura della Repubblica di Galaad, ho vissuto gomito a gomito con Difred, ho sentito la sua voce, ridotta a un flebile fruscio, nelle mie orecchie; ho sentito il suo desiderio crescere a metà tra la necessità di restare lucide e il desiderio di libertà. Ogni volta che parlava di voler toccare qualcuno, lo sentivo palpitare in me, bruciante come una sconfitta. Se ancora non lo avete letto, fatelo vostro: aprite il cuore a Difred.

Altro libro che ho davvero apprezzato è “La figlia femmina” (Fazi Editore). È il romanzo per il quale la definizione di “premio rivelazione dell’anno” calza a pennello. Chiunque lo abbia letto, non può fare a meno di tesserne lodi (meritatissime, aggiungo io). Romanzo d’esordio della catanese Anna Giurickovic Dato, la storia si svolge tra grandissime ambiguità, isterie trattenute e dolorosissimi momenti di epifania. L’argomento è fra i più duri da affrontare – stiamo parlando di un episodio di incesto che sconvolge le dinamiche della famiglia – ma la sorprendente delicatezza con la quale la Dato riesce a raccontare gli effetti di quella violenza, dando voce alla madre della vittima, rende la lettura oltremodo scorrevole.

I lettori concordano con il paragone a Moravia e gli echi di “Lolita” di Nabokov (che ahimé non ho ancora avuto il piacere di leggere), mentre io mi sento solo di dire questo: è un “La bestia nel cuore” (Cristina Comencini, Feltrinelli) scritto meglio, meno didascalico e più lancinante, che rappresenta al meglio quanto possa essere sottile la linea tra vittima e carnefice.

Ultimo libro che annovero fra le letture migliori di quest’anno è la “Trilogia della Città di K.” firmato Agota Kristof (Einaudi). È noto anche come la “Trilogia dei gemelli” ed è composto da tre romanzi brevi: “Il grande quaderno”, “La prova” e “La terza menzogna”; è la storia di due fratelli gemelli, Lucas e Claus, che cercano di sopravvivere come meglio possono alla seconda guerra mondiale e al dopoguerra, assistendo e subendo atrocità inenarrabili per due bambini. Questo, almeno nella prima parte: dalla seconda in poi inizia un lungo gioco in bilico tra sogno e follia, sullo sfondo di un desiderio di ritorno a casa che, forse, non si realizzerà mai. Solo dopo l’ultima parola del romanzo ho capito il motivo per cui viene affettuosamente chiamato “favola nera” e non mi sento di dare torto a chiunque usi questo nomignolo…

E veniamo invece alla grande delusione del 2017: “La verità sul caso Harry Quebert” di Joel Dicker (Bompiani). Ne ho già parlato in un post precedente e non mi sento di aggiungere granché d’altro: è un libro pessimo, da cima a fondo, facilone e prevedibilissimo dalla prima all’ultima pagina. Un romanzo da ombrellone e niente più. Non mi stupisce che lo abbiano venduto per un po’ di tempo a un prezzo bassissimo per un romanzo da quasi 800 pagine. Più guardo l’ebook nel mio Kindle, più mi chiedo come sia stato possibile cadere in una trappola di questo tipo. A ripensarci oggi, non mi pento di averlo acquistato, ma di certo non lo rileggerei daccapo.

La seconda lettura peggiore di quest’anno è stata “Assalonne, Assalonne!” di William Faulkner (Adelphi). Faulkner, tu quoque? Ho letteralmente divorato “L’urlo e il furore” e ho apprezzato da morire “Mentre morivo”, ma… esattamente dove ti fa male, William? Non sono riuscito a capire nulla dall’intreccio narrativo, non una parola mi ha catturato, niente mi ha convinto a spendere altri due minuti a leggere. Tutto quello che ho capito è che, forse, stiamo parlando di una vecchia contesa tra famiglie nel profondo Sud dell’America del Nord, nell’immaginaria contea di Yoknapatawpha. Basta. La prosa vicina all’oralità mi ha messo addosso un mal di testa tremendo. Forse gli darò una seconda chance – dove ho già sentito queste parole? – perché ho adorato tanto Faulkner… ma non nell’immediato, questo è certo!

Grazie per essere stati con me in questo anno! Buona fine… e buon inizio.

Bartleby

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2 risposte a "Le migliori e le peggiori letture 2017"

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